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Il nostro sistema sanitario è davvero il migliore al mondo?

Medico con cuore

L’86% degli Italiani è preoccupato di sviluppare in futuro una malattia cronica

È un timore assolutamente legittimo, visto che le malattie croniche causano il 60% di tutti i decessi a livello mondiale, secondo quanto emerso da una ricerca della London School of Economics, condotta dal ricercatore Julien Forder.

Con malattie croniche intendiamo tutte quelle che richiedono un’assistenza di lungo termine. Ad es. ictus, cancro, disturbi respiratori, diabete…

Eppure, se guardiamo i dati, l’88% degli Italiani non ha tutelato la propria famiglia da una mancanza repentina di reddito a seguito di un imprevisto di salute.

Cosa significa? Significa che tutti si preoccupano, ma ben pochi se ne occupano realmente.

“Cosa dovrei fare contro una malattia che mi verrà probabilmente fra 30 anni?”

È a tutti gli effetti una domanda più che legittima da porsi, allora, partendo dal presupposto che non sono un medico, né tanto meno una personal trainer o cose del genere, non posso di certo darti alcun tipo di indicazione per quello che riguarda il prevenire dal punto di vista sanitario.

E sinceramente non è nemmeno quello che mi interessa. Quello su cui vorrei farti concentrare in realtà è la parte “economica” della questione.

Economica?

Sì, non voglio sembrare cinica, spietata o crudele. So quanto è doloroso avere a che fare tutti i giorni con un corpo che non risponde perfettamente a ciò che gli dici o che sta piano piano perdendo le sue facoltà.

So che c’è un grosso danno morale in una situazione del genere, ma trovo anche inutile negare l’evidenza, molte volte i problemi di salute, oltre a essere una pugnalata al cuore, sono anche un grosso danno economico.

In alcuni casi viene a mancare completamente l’unico reddito presente in famiglia.

Tecnicamente, la famiglia dovrebbe dichiarare “Fallimento”. Il problema è che un’azienda può farlo, una famiglia no.

Una famiglia non può permetterselo. Ha figli, ha bollette, mutuo, affitto, ha responsabilità. Non può licenziare i figli e chiudere tutto.

Gli italiani però sono convinti che il loro egregio sistema sanitario e l’INPS in casi come questo saranno pronti al suo fianco, quindi non c’è nulla da temere.

Purtroppo non è esattamente così.

Prima di tutto l’emergenza sanitaria in corso ci ha fatto rendere conto di dati e numeri che magari prima passavano fin troppo inosservati.

 

 Negli ultimi 20 anni, infatti, il sistema sanitario è cambiato radicalmente.

 

Nel 1998 in Italia avevamo 5,8 posti letto ogni 1.000 abitanti, 9 anni dopo, nel 2007, sono diminuiti del 20%, sono arrivati a quota 4,6.

Oggi nel 2020 ne abbiamo 3,1. Quindi -46% in 9 anni.

Per avere un termine di paragone, ad oggi la Germania ne ha 8,3.

Questo non è il dato più sorprendente.

Il dato che fa riflettere sono i posti in terapia intensiva.

In Germania sono 6.1, in Italia sono solo 1,8.

 

0,18 posti ogni 100 persone

 

A Bergamo, nel nord Italia che ha sempre vantato una sanità fantastica, ci sono 48 posti letto. Bergamo conta 120.000 abitanti

 

Ciò vuol dire 0,04 posti ogni 100 abitanti.

 

In provincia di Bergamo ci sono 1.115.336 abitanti, di cui tanti di questi si rivolgono a Bergamo stessa.

Ecco che il virus ha evidenziato un problema già presente da anni: quello di una sanità pubblica destinata a collassare e sempre meno efficiente, alla quale purtroppo non è più possibile affidarsi completamente, soprattutto in caso di visite specialistiche o danni più o meno permanenti.

Sarà quindi sempre più necessario affidarsi a visite specialistiche e private che lo Stato magari ci dà la possibilità di fare fra 4, 6, 10 mesi, ma delle quali abbiamo un bisogno più immediato.

È evidente dunque e lo stato d’emergenza attuale ce lo dimostra sempre di più, come la sanità italiana non sia in grado di occuparsi della nostra salute.

Il secondo mito che purtroppo va sfatato è che l’INPS si prenderà cura di noi.

Prima di tutto le cifre che l’INPS mette a disposizione non dipendono esclusivamente dal tuo guadagno, ma solo dai contributi versati.

Prima di tutto se stai lavorando regolarmente (quindi versando contributi) da meno di 5 anni non hai diritto a nulla.

Se invece hai versato 5 anni di contributi, ma hai smesso di lavorare da più di 3 anni, ancora una volta non hai diritto a nulla.

Devono esserci quindi questi parametri, ma anche nel caso in cui fossero rispettati regolarmente, per una persona che ha versato 100.000€ di contributi, con un’invalidità del 75%, spettano 4.300€ all’anno.

350,00€ al mese. E molto probabilmente con un 75% di invalidità non ci sono più le condizioni fisiche per svolgere una qualsiasi attività lavorativa.

Significa quindi che ti troverai a stravolgere non di poco il tuo stile di vita.

L’altra tematica scottante è che l’intervento economico dell’INPS non compare nemmeno finché l’invalidità è inferiore al 67%.

Come vedi la situazione non è esattamente quella rosea che ci hanno descritto i nostri genitori. È anche comprensibile, loro vivevano in un momento in cui la fiducia nel sistema sanitario era anche ben riposta.

Ora, come hai visto, la realtà è molto differente.

Il problema è che il mito della sanità pubblica che si prende cura di noi è ancora troppo sedimentato nei nostri cervelli.

Quindi oggi tutti storcono il naso e si lamentano, domani ci saremo già dimenticati delle falle emerse e staremo a cuor leggero affidando il nostro futuro economico e sanitario allo Stato con leggerezza.

È il classico paradosso dell’antifurto.

Di cosa parlo?

 

Ci rendiamo conto del problema quando è troppo tardi.

 

Normalmente assicuriamo la nostra abitazione appena subito il furto! Le compriamo un sistema d’allarme all’avanguardia DOPO il furto.

Senza considerare che statisticamente è difficile che tornino a colpire proprio noi.

Ci assicuriamo per infortuni o malattie DOPO che siamo stati male, ci siamo infortunati, per evitare che accada di nuovo, nel frattempo però ci siamo già ammalati e siamo già in un momento critico.

Non è colpa tua, ma nemmeno di tutti gli altri italiani che in questo momento girano spensierati senza considerare tutto ciò che potrebbe loro succedere da un momento all’altro.

Un po’ la natura umana è così, tende a dimenticare e non preoccuparsi di ciò che accadrà domani.

Un po’ le vecchie convinzioni sono difficili da estirpare e aver sempre fatto così ci rende quasi impossibile cambiare direzione.

Il buco culturale del nostro paese è enorme in materia, non esiste infatti a scuola l’ora di “prevenzione”. Non c’è una materia in cui si insegna al cittadino a proteggersi privatamente.

A scuola non si insegna nemmeno come tutelare e garantire le entrate di una famiglia.

Perché?

Perché il sistema scolastico poggia le sue basi nel momento in cui l’Italia aveva davvero la sanità migliore del mondo. Nel momento in cui per qualsiasi problema, ti rivolgevi al sistema pubblico ed i tempi di attesa erano brevissimi. Nel momento in cui anche tanti farmaci non si pagavano.

Così in effetti funzionava negli anni 80/90.

Non solo, se poi finalmente decidi di fare il passettino e ti affidi a un assicuratore entri in contatto con la classica figura che puoi trovare sul mercato ad oggi, che opera per conto di una compagnia e tendenzialmente si occupa dell’RC Auto.

O in alternativa, il consulente finanziario che normalmente parla solo di investimenti della sua banca, senza porre attenzione alle tutele.

Sono entrambe figure commerciali che devono fare gli interessi della società per cui lavorano.

Le aziende, soprattutto le medio / grandi, hanno a volte consulenti per il “Risk Management”, che gestiscono nel dettaglio i rischi dell’azienda.

Perché? Perché hanno la disponibilità economica per pagare un consulente esterno o un broker che faccia i loro interessi. Anche se tante si rivolgono ancora “l’assicuratore di famiglia”.

Non ci sono invece soluzioni concrete e soprattutto applicabili ai singoli cittadini e alle famiglie con un reddito “normale”.

La famiglia vorrebbe solo stare tranquilla, vivere serena pensando al partner, ai figli e poter fare qualche viaggio, senza dover pensare al problema dell’imprevisto perché sa che nel peggiore dei casi, economicamente parlando ha una garanzia.

 

Cosa dovrebbe fare una famiglia per blindare il proprio reddito ed evitare che subisca scivoloni?

 

Non esiste una risposta vera per tutti, esattamente come non esiste una medicina che va bene per qualsiasi tipo di malattia.

Quindi riassumerei i passaggi in 3 punti:

 

  1. Non contattare un “venditore” che ha interessi nel proporre il proprio prodotto (un monomandatario per intenderci);
  2. Chiedere un’analisi oggettiva, fatta di numeri costruiti alla perfezione sulla propria situazione personale.
  3. Pagare solo su risultato. Solo in seguito all’analisi e solo se ha portato realmente un miglioramento, proteggendo la famiglia.

 

È per questo che da anni combatto contro queste tematiche.

Nel mio piccolo provo a garantire sicurezza agli italiani che sentono di non avere più garanzie dallo stato.

Se la pensi come me, allora il mio consiglio è quello di confrontarti con un consulente che non si siede lì con il suo bel “prodottino” da spiegarti e non ti chiede di pagare prima di fare un’analisi accurata e soprattutto prima di aver migliorato la sicurezza della famiglia.

Quindi, se anche tu pensi che ti manchino le informazioni necessarie e vuoi avere al tuo fianco qualcuno che lavori per te e non per banche e compagnie assicurative, allora non perdere altro tempo, inizia ora a proteggere te e le tua famiglia.

A presto.

Lady Jessica

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